Apre il centro S. Francesco per la ricerca sulla Fibromialgia

Il termine fibromialgia descrive un’entità clinica per così dire “sospesa”, i cui connotati sintomatologici, descritti per la prima volta dalla letteratura medica a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del secolo scorso, sono confluiti nel tempo in identità nosografiche vaghe quanto provvisorie, assegnate di volta in volta alla casistica delle malattie reumatiche piuttosto che a quelle delle disfunzioni neurologiche o dei disordini psichiatrici.

Ancora oggi l’appartenenza disciplinare è dibattuta, l’eziologia in buma parte oscura e la variabilità individuale nell’espressione clinica e la mancanza di correlati diagnostici strumentali ne fanno una malattia sfuggente.
Del tutto reale e consistente, però, dal punto di vista epidemiologico: con una prevalenza media poco inferiore al 3% nella popolazione generale mondiale, la fibromialgia colpisce in Italia approssimativamente 1,5-2 milioni di persone.

apertura studio s francesco

Questo gruppo e' nato dal un'idea della Dott.ssa Masoni Maria Stefania che ha sofferto di Sindrome Fibromialgica, e nel suo percorso ha trovato delle soluzioni che ne hanno migliorato la qualita' di vita.

La Dott.ssa Masoni, io stesso Dott. Martelli Leonardo, il Prof. Massei Pietro, il Dottor Parti la Dottoressa Caldarella nell’intento di stabilire un percorso multidisciplinare nella terapia del dolore cronico, con particolare riferimento a questo tipo di malati.
Il  fine è quello di lavorare insieme per migliorare la qualita' di queste persone.

Il quadro generale della persona malata di Fibromialgia non può essere standardizzato e non esiste una precisa connotazione, in linea di massima:  la persona tende a ridurre progressivamente l’attività fisica, causa del dolore e cronico, spesso refrattario alle conuni terarpie antalgiche. Si accompagna ad un inevitabile senso di frustrazione che vede la persona spesso isolarsi, aumentare nel peso corporeo e usare farmaci antidolorifici con effetti collaterali importanti.
L’idea è quella di avere un team costituito da più figure, una  medico per il supporto clinico e farmacologico  un fisioterapista che con insieme all' Ortopedico conduca ai primi passi per acquistare funzione motoria, attività fisica e percezione positiva del proprio corpo insieme ad attività motorie ludico/ricreazionali per l'elemento socio affettivo come del resto sottolineato nelle linee della recente letteratura scientifica.

Il problema dell’inquadramento della fibromialgia è che all’origine è una diagnosi reumatologica che ha trovato piena formulazione sostanzialmente nel 1990, quando l’American College of Rheumatology pubblicò i primi criteri classificativi.
Successivamente si è dato rilievo all’associazione della sintomatologia dolorosa con altri disturbi, arrivando a concepire la malattia come un cluster di manifestazioni, coniugate con quella che oggi sappiamo essere un’alterazione funzionale del sistema nocicettivo.
Nonostante la complessità dell’inquadramento, negli ultimi anni la malattia è stata comunque meglio delineata: sono stati descritti i probabili meccanismi patogenetici (anche attraverso riscontri fisiopatologici e tecniche di neuroimaging funzionale), sono stati puntualizzati la classificazione clinica e i criteri diagnostici, sono state prospettate le linee di ricerca più urgenti, sono stati formulati gli approcci terapeutici al momento più fondati.
Solo nella seconda metà del 2016 sono state pubblicate le nuove linee guida per la gestione della fibromialgia della European League Against Rheumatism (Eular), basate sugli studi clinici e sulle revisioni sistematiche che nell’ultimo decennio si sono aggiunti alle scarse evidenze disponibili all’epoca della prima versione (2007).
La fibromialgia rimane difficilmente circoscrivibile in una precisa categoria nosologica, ed è meglio descritta oggi come una  sindrome algodisfunzionale nella quale il sintomo principale, il dolore/dolorabilità a soglia ridotta a carico dei distretti muscolo-scheletrici, coesiste con una serie di manifestazioni cliniche apparentemente non correlate ma ricorrenti nei pazienti affetti, ovvero astenia, disturbi del sonno, ansia e depressione, disturbi cognitivi, sintomi neurovegetativi.
Top NewsL’origine delle percezioni nocicettive rimane ancora non chiarita, poiché le alterazioni delle fibre muscolari finora osservate in questi pazienti sono del tutto aspecifiche, così come le modificazioni a carico delle terminazioni delle fibre amieliniche C (caratteristiche della condizione nota come small fiber peripheral neuropathy), che si riscontrano anche in altre patologie croniche associate a fenomeni disnocicettivi o, in generale, disestesici.
Alcuni autori tuttavia ritengono che un danno periferico, anche di natura microtraumatica, sia necessario, almeno come evento primario, per indurre, in soggetti predisposti, i fenomeni di sensibilizzazione periferica e centrale e il sovvertimento dei meccanismi di inibizione spinali e sovraspinali che sono tipici delle condizioni di dolore cronico aspecifico.
A sostegno dell’ipotesi che il correlato fisiopatologico della sintomatologia fibromialgica sia un disordine dell’intero sistema nocicettivo, oggi abbiamo alcuni riscontri strumentali rilevati in questi pazienti: concentrazioni plasmatiche più alte dei neurotrasmettitori “pro-nocicettivi”, come la sostanza P, e più basse di quelli “anti-nocicettivi”, come la serotonina; una ridotta attività dei neuroni da cui originano le vie inibitorie discendenti.
Quel che resta ancora da stabilire per alcune di queste anomalie è se rappresentino la causa della cronicizzazione dei sintomi o ne siano piuttosto la conseguenza.
La sintomatologia fibromialgica si osserva in concomitanza o in conseguenza di una serie di presumibili fattori scatenanti: malattie croniche con interessamento osteo-articolare come artrosi, artrite reumatoide, lupus, traumi muscolo-scheletrici come il colpo di frusta; malattie infettive come mononucleosi, epatite B e C; esperienze traumatiche anche lontane nel tempo (abusi, lutti, ecc.); situazioni di tensione emotiva prolungata; disordini di carattere psicoaffettivo come la depressione; disturbo post-traumatico da stress. Queste condizioni, tuttavia, devono con gni probabilità innestarsi su una predisposizione individuale, possibilmente genetica.
Quello che comunque vediamo costantemente nella nostra esperienza clinica è lo stress come denominatore comune nella storia di questi pazienti, spesso accompagnato da depressione, bassa autostima e stili di coping disadattivi; elementi, questi, che secondo il modello interpretativo biopsicosociale della malattia possono contribuire alla cronicizzazione dei sintomi.

Il trattamento, per quanto solo sintomatico, rimane ancora una sfida  posta da questa malattia. La revisione 2016 delle linee guida della European League Against Rheumatism (Eular) si conclude, in accordo con le altre tre più recenti, edite dalla Canadian Pain Society, dalla Israeli Rheumatology Association e dalla Association of the Scientific Medical Societies of Germany, con la raccomandazione di utilizzare in prima linea l’approccio non farmacologico, nell’ambito del quale l’esercizio fisico è risultato essere l’unico intervento supportato da prove di efficacia di livello superiore, seguito con evidenze più deboli dalla psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale, dalle tecniche di riduzione dello stress e di rielaborazione della percezione corporea complessivamente denominate terapie mente-corpo.
L’approccio farmacologico, attinge fondamentalmente a tre classi di principi attivi: gli antidepressivi cosiddetti duali, che bloccano la ricaptazione di serotonina e noradrenalina (Snri) lungo le vie discendenti inibitorie; gli antiepilettici pregabalin e gabapentin, che modulano l’azione dei neurotrasmettitori lungo le vie facilitatorie; gli analgesici del gruppo dei Fans e del gruppo degli oppioidi deboli.
La raccomandazione generale in merito all’eventuale trattamento farmacologico è che sia sempre rigorosamente personalizzato, sulla base della sintomatologia prevalente, della rilevanza della componente psico-affettiva, del contesto socio-relazionale, ecc.